martedì 23 ottobre 2012

L'inizio di una fine


Ero lì seduto sul letto, lei a cavalcioni sopra di me, i suoi seni si muovevano sinuosamente imperfetti, mentre le mie mani, molto più timide di quanto non lo fossero mai state prima le accarezzavano distrattamente la schiena. Dopo settimane, o forse mesi, per una volta ancora i nostri corpi si univano tra loro, ma solamente loro lo facevano; la mia testa viaggiava lontana anni luce, osservava il suo viso senza scorgere niente di quello che voleva lasciare trasparire, come se lo stesse guardando attraverso un vetro, attraverso uno specchio; in realtà ciò che vedevo era solo la trasposizione di me stesso riflessa sul suo viso. Ero distratto, assente, non meno di quanto lo fosse lei e il nostro rapporto, dopo mesi di attesa, era giunto definitivamente ad una conclusione.
La sera era passata come sempre tra parole e discussioni, inutili come poche altre volte e forse poco sincere, ma come sempre infinite e senza tregua, come una serie di mosse studiate a tavolino, una partita a scacchi dove il primo che cede è l’unico a perdere. Sapevamo entrambi quello che volevamo e nessuno dei due aveva il coraggio di ammetterlo prima di tutto a se stesso, le nostre strade, per quanto ostinatamente vicine erano ormai ben distanti e divise, da qualcosa che tempo addietro aveva stracciato e messo in crisi un rapporto già di per sé labile e cagionevole.
Senza nemmeno rendercene conto, ci stavamo semplicemente dicendo addio, nemmeno arrivederci, perché era evidente come ormai fossimo già entrambi proiettati verso un altro universo, che a posteriori non vi nego essere assai più complicato di quanto previsto.
Io non voglio essere disfattista o tragico ma, facciamocene una ragione, l’amore non esiste! Quante volte mi sono trovato a leggere con la fronte corrugata frasi di scienziati o medici insistenti riguardo alla necessità di sottolineare che l’amore non è altro che la derivazione di stimoli ed impulsi chimici che il nostro corpo invia al cervello, beh, in fondo, non credo che abbiano così torto. Questo è quello che la vita mi sta insegnando adesso. Siamo solo un ammasso informe di cellule che stimolate nel modo opportuno ci fanno assaporare il piacere di una bistecca o il fastidio della luce del sole negli occhi.
Mi sentivo povero ma come non mai, leggero, come se mi fossi tolto un peso di dosso avevo ricominciato ad alzarmi la mattina senza l’angoscia e il fastidio di dover rendere conto di quanto facessi nell’arco della giornata a seguire. Non ero felice ma ero leggero.

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