mercoledì 27 luglio 2011

Plasmiamoci

La vita è fatta di scelte, a volte semplici, a volte scontate, a volte difficili e all'apparenza quasi impossibile, scelte che facciamo con leggerezza e scelte che non riusciamo a fare, scelte che facciamo con coscienza, scelte che facciamo inconsciamente, scelte che potrebbero cambiare la nostra vita, scelte che non determinano nulla e scelte che invece la nostra vita la cambiano drasticamente.
Non è semplice, quasi mai, trovarsi di fronte ad una possibilità di scelte, affolliamo la mente di pensieri che si confondono uno sull'altro e ci oscurano la visuale, pensieri che si ammassano e che per assurdo ci svuotano la testa, ci rendono incapaci di decidere ciò che veramente desideriamo.
Non importa scegliere secondo quanto sia giusto o sbagliato, importa scegliere secondo ciò che realmente desideriamo, secondo quanto il nostro cuore e non la nostra testa suggerisce. Noi non siamo immersi in un destino scritto che ci conduce placidamente verso una meta, siamo noi stessi la meta ed è nostro compito plasmare al meglio possibile il nostro destino, o meglio, il nostro percorso fine a scoprire chi realmente siamo e vogliamo essere.

mercoledì 20 luglio 2011

Stupiscimi

Chissà cosa passa per la testa delle persone. Ogni tanto mi ritrovo a guardare le persone, osservarle attentamente curioso di scoprire cosa riempie la loro testa, quali pensieri, quali sogni, quali paure, quali desideri. Credo la mia sia solo curiosità, magari di poter associare alcuni gesti o alcuni modi di fare con il pensiero stesso, come se ci fosse sempre una diretta conseguenza tra gli uni e gli altri.
Mi affascina questa cosa, come se si potesse trovare un meccanismo "universale" che determina i nostri comportamenti, una specie di canovaccio su cui poi ogni personalità costruisce suo modo tutta una serie di sfaccettaure molteplici a differenziarsi dagli altri, ma che pur sempre si basa su una trama universale.
Eppure non finirò mai di stupirmi delle persone!

martedì 19 luglio 2011

Le piccole cose


Una cosa che mi spaventa sono le coincidenze. Quante volte siamo talmente concentrati su ciò che ci sta intorno senza in realtà soffermarci sulle piccole casualità, siamo attenti ai grandi cambiamenti ai grandi avvenimenti alle grandi azioni ma poi non ci accorgiamo di come siano le piccole causalità a direzionare la nostra vita. Mi spaventa pensare di aver potuto incontrare persone che avrebbero in qualche potuto cambiare la mia vita e non essermi nemmeno accorto di loro, talmente concentrato sulla voglia di incontrarle da non accorgermi di averle vicino a me.
E se queste casualità davvero le ho sapute cogliere? Ecco che ciò che capisco è che le persone che ho vicino, quelle che realmente posso pretendere di conoscere un pochino sono frutto di qualcosa che normalmente verrebbe da chiamare destino, ma è proprio così?
Penso a uno sguardo, alla capacità emotiva e comunicativa di due occhi che si soffermano su di te e che poche volte si soffermano dentro di te. Queste sono le casualità che veramente governano la mia vita, quelle strane vibrazioni che un’apparente sconosciuto riesce a trasmetterti con uno sguardo o con un solo sfiorare, quasi impercettibile ma che più di ogni altra cosa sa dirti ciò che realmente è. E improvvisamente quell’apparente sconosciuto diventa qualcosa di più, diventa la chiave per arrivare a comprendere un granello in più di me stesso, eh si, perché è così che va, impari a conoscere e a scoprire questa persona e inconsciamente impari a conoscere te stesso.
Io mi ritengo una persona fortunata perché le casualità mi hanno condotto ad incontrare una sconosciuta che ha cambiato la mia vita o forse sarebbe meglio dire che mi ha donato questa vita. Ho imparato a capire le mie emozioni, a percepire a fondo la natura e la profondità di queste emozioni e l’ho fatto nel modo più naturale ma anche più difficile…ho incontrato una persona che me le ha fatte scoprire e conoscere. Insomma la difficoltà è solo legata alla fortuna di poter incontrare una persona capace di capirti con uno sguardo, capace di emozionarti con il tocco di una mano, capace di stregarti con un bacio, capace di desiderarti con un respiro, questa è la fortuna e questa fortuna è stata solo frutto della casualità, quella casualità che tanto mi spaventa ma che per fortuna ho imparato a capire.
Non importa cercare di forzare la nostra vita e i nostri desideri, non siamo noi a cercarli e a costruirli, o almeno non in toto, ma sono loro a cercare noi, a costruire la nostra vita e la nostra strada, ci conducono dove dobbiamo andare e noi dobbiamo solo stare attenti a coglierle e sapergli dare la giusta importanza, a coltivarle e accrescerle. Noi siamo frutto delle piccole cose che sappiamo cogliere e accrescere.

Lo scopo della pagina

Un'accozzaglia di pensieri, così come mi vengono ogni volta che mi vengono, una sorta di diario interiore messo nero su bianco, oscillante sul mio stato d'animo e valvola di sfogo per la mia mente!

Svegliarsi la mattina


Il mondo ti chiede di essere spietato, un cane randagio che pensa solo alla propria sopravvivenza, non esiste aiutare ed essere aiutato oppure rischi di finire in pasto a qualche animale più feroce eppure la gente ti guarda e si chiede “perché non sei felice?” “perché non sorridi?” la vita è difficile ma è tanto difficile quanto bella.
Avevo imparato a sopportare il dolore come parte integrante del mio essere, come se fosse una componente essenziale del mio esistere, forse mi sbagliavo, ho provato a cambiare e sono cambiato e una volta fatto sono di nuovo al punto di partenza, mi chiedo se sia stato giusto cambiare se questo cambiamento mi ha dato qualche giovamento e la risposta che mi do in questo momento è no.
Mi sveglio all’alba che sono più stanco di quando mi sono infilato sotto le lenzuola umidicce la sera, i pensieri mi affollano la mente e non mi lasciano vivere, impegno tutte le mie forze per non pensare e più mi sforzo di non pensare più i pensieri si accumulano uno sull’altro confondendomi ancora di più. Avrei voglia di scoperchiarmi la testa e tirare fuori tutti questi pensieri, svuotarmi e liberarmi da ogni cosa, ricominciare da zero come scrivere su una pagina bianca ma non so nemmeno da che parte iniziare. Sono tanto bravo ad aiutare le persone, ad ascoltare i loro problemi e consigliare su quali potrebbero essere le strade giuste da percorrere per risolverli, mi riesce quasi naturale quasi come fosse una mia dote nascosta sopita fino a qualche tempo fa e improvvisamente esplosa. Poi mi guardo allo specchio e vedo una persona fragile, debole che cerca disperatamente di trovare il proprio posto nella sua storia, nemmeno nella storia di qualcun altro, nella sua. Non ci riesco. Sono sperduto, vago alla speranza di trovare d’un tratto quello di cui ho bisogno ma nemmeno so di cosa ho bisogno, forse una persona forse una cosa forse un animale forse un aiuto forse del buio forse di sparire forse di dimenticare forse di niente.
Perché quando ascolto le persone riesco ad essere lucido e colpire in pieno su ciò di cui hanno bisogno? Mi riesce facile, mi riesce naturale, mi riesce scontato ma con me non funziona.
Paradossalmente mi sento pieno, colmo e pronto ad esplodere, la mia testa è una pentola a pressione che è rimasta troppo tempo sul fuoco e si prepara al botto, ma la mia anima è vuota, ricca di emozioni e di desideri ma vuota, leggera come una piuma fluttua nell’aria alla ricerca di un appiglio cui aggrapparsi. Le persone non mi capiscono, magari non mi ascoltano, magari non sono interessante o magari lo sono troppo ma, le persone non mi capiscono.
Vorrei che qualcuno avesse la forza e la voglia di guardare veramente cosa c’è dietro la mia faccia, dietro le mie belle parole, dietro i miei modi un po’ bruschi e diretti ma quasi sempre ben educati, vorrei che le mie parole non siano solo semplici accozzaglie di lettere e spazi. Vorrei mi ascoltassero ma spesso mi rendo conto che nemmeno io so spiegarmi, nemmeno io riesco a capire quello che vorrei dire.
Sono esausto, esaurito, ho trovato qualcosa per cui vale la pena lottare e ogni cosa si muove contro di me quasi a dirmi che sto sbagliando, che la mia strada è un’altra e non capisco perché, non capisco perché dopo anni di gioie, dopo anni di dolori, dopo anni di inculate, dopo tutto quello che ho passato, trovare qualcosa di così prezioso e ritrovarmi quasi costretto a doverci rinunciare, non capisco.
Scrivo come un ossesso su una pagina elettronica e tutto quello che vorrei fare è urlare a squarciagola contro il mondo che mi sono rotto i coglioni di compiacere le persone, che mi sono rotto i coglioni di dover essere sempre quello che le persone si aspettano che io sia, che mi sono rotto i coglioni di prendere la merda in faccia, che mi sono rotto i coglioni di tutto, della casa, del lavoro, degli amici, della macchina, dei vestiti, di chi mi guarda con disprezzo, di chi mi giudica, di chi mi parla dietro e di chi mi parla davanti, di chi mi guarda e basta, mi sono rotto i coglioni eppure……non ho la forza di muovere un dito. Quante volte ho pensato di dare una svolta decisa alla mia vita nemmeno lo ricordo, tante, troppe ma nessuna di queste volte ho poi fatto nulla che mi servisse davvero, solo palliativi, decisioni conservative giusto per tirare avanti un po’ di tempo e non dover arrivare seriamente ad appendermi al balcone ma mai niente che potesse veramente essere d’aiuto. Non sarò mai un cazzo di nessuno nella vita. Niente mi riesce bene e la sola cosa che potrei essere capace di fare con tutto me stesso mi viene negata, non ho un futuro, non sono il futuro e forse nemmeno il presente, sono solo l’ammasso di ricordi ed esperienze fini a se stesse, l’aiuto e il rifugio temporaneo per chi, bisognoso di sfogarsi, si rivolge a me speranzoso di alleviare un po’ le sue paranoie.
Sono una spugna emotiva, assimilo le esperienze e le emozioni altrui come fossero mie, mi ritrovo catapultato a vivere la realtà di mille altre persone, reali e non e perdo completamente di vista la mia di realtà, lasciando che la mia vita e le mie scelte mi scivolino sotto mano.
Mi sveglio la mattina e non capisco che cosa mi sono svegliato a fare.