lunedì 19 novembre 2012

Inevitabile

Quante volte vi è capitato di vivere una situazione o una sensazione
chiedendovi quale sia il motivo che vi spinge ad affrontarla e a
percepirla con una tale intensità da non sembrare reale? Beh, non credo
molte volte, ma sicuramente almeno una. Non sappiamo esattamente come
collocarla nello spettro delle nostre abitudini e quindi ci lascia un
po’ interdetti, come se trascendesse la nostra comune visione di ciò che
facciamo o percepiamo.
Ecco, quel giorno era stato un po’ così, guardavo e percepivo quello che
mi stava intorno, quasi come fosse irreale e inspiegabile, i colori mi
sembravano più vivi, le persone più sorridenti, il tempo più bello e
tutto si muoveva rallentato, come se volesse lasciarsi scrutare con più
voglia ed attenzione, ed io accoglievo con piacere questo suggerimento,
godendomi ogni momento di questa pseudo magia, consapevole solo del fatto
che non sapevo darmene una ragione.
Mi ero ritrovato il telefono stretto tra le mani, leggevo un po’ tra lo
svagato e il curioso quelle poche parole, che oggettivamente mi volevano
significare poco o nulla, ma che per me, stavano ad indicare qualcosa di
diverso, un'illusione, un cambiamento, un’attenzione, un piacere da condividere.
Sapevo, vista la mia situazione sentimentale che non dovevo pensare a nulla,
ma l’interesse per quest’altra persona era nato talmente spontaneo che era
stato quasi inevitabile. Le mattine ormai avevano senso perché avevo modo di
guardarla e di scambiarci qualche parola, o più spesso di scambiare qualche
pensiero, alle volte anche molto personale, superando quella immaginaria
linea di confine che divide il conoscente dal confidente, l’amico dall’amante.
Riuscivo stranamente ad essere me stesso, a raccontare vicende del mio vissuto,
a volte anche molto personali e quasi imbarazzanti, come fosse la cosa più
naturale di questo mondo, ma lo facevo perché sapevo che ogni tanto sarei
riuscito a strapparle un sorriso, che da solo valeva più di mille gesti o
parole, ogni volta che le si apriva sul viso, entrava dentro i miei occhi
come un lampo, e se ne andava dritto dritto nel mio petto, squarciando ogni
cosa sul suo cammino.
Parallelamente la mia vita quotidiana fuori dall’ufficio procedeva nella sua
monotonia e nella sua routine, ero appesantito e schiacciato da una
responsabilità di gestione della vita di qualcun altro. Sapevo che non lo faceva
per sgravarsi di alcunché, ma troppe volte mi ero ritrovato nella situazione
di dovere prendere una decisione, spesso e volentieri fondamentale, del suo
percorso di vita; quasi mi sentivo unico artefice delle sue scelte.
Sapevo che il sentimento che ci aveva unito ci aveva ormai salutato da tempo
o, per meglio dire, mi aveva salutato tempo prima, ricordandomi che il motivo
portante della mia scelta era stata la mia precedente situazione, ormai
insopportabile, di single, osservante le regole di un ottantenne fatto e finito.
L’avevo amata, questo è fuori ogni discussione, ma i motivi di questo amore
erano sicuramente tali da non poter perdurare nel tempo. Chiaramente questa
mia presa di consapevolezza mi aveva reso una persona molto scontrosa e poco
attenta a chi gli stava intorno e soprattutto poco rispettosa di chi, come lei,
aveva l’estrema necessità di cercare la mia compagnia e il mio consenso per
ogni maledetta piccola cosa. Negli ultimi tre mesi ormai la consideravo più
come un peso che come un’isola felice dove aggrapparmi nei momenti di difficoltà;
purtroppo era lei la mia più grande difficoltà e quindi non poteva che essermi
impossibile aggrapparmi a lei nella speranza di uscirne.
Avrei tanto voluto fosse possibile volatilizzarsi e sparire nel nulla, piuttosto
che dover affrontare una nuova discussione, nuove giustificazioni, nuovi rimandi,
senza avere il modo e soprattutto il coraggio di prendere una decisione che fosse
definitivamente quella necessaria, per entrambi. Mi ci sono voluti quasi tre mesi
per capire che dovevo smettere di cercare ad ogni costo di indorarci la pillola,
nella vana speranza che qualcuno insieme a me se ne accorgesse.
Ricordo perfettamente l'ultimo pomeriggio, l'ultimo sguardo, portava dentro di sè
talmente tanti significati che forse alla fine riusciva a trasmettere molto meno
di quanto avrebbe voluto. Ci siamo salutati dopo l'ennesima discussione, per una volta
costruttiva, o per meglio dire, non distruttiva, entrambi eravamo quasi consapevoli di
dove stavamo finendo ed entrambi, nonostante le tante belle parole, sapevamo che era
la scelta logica, la scelta giusta, la scelta necessaria, la scelta inevitabile.

martedì 23 ottobre 2012

L'inizio di una fine


Ero lì seduto sul letto, lei a cavalcioni sopra di me, i suoi seni si muovevano sinuosamente imperfetti, mentre le mie mani, molto più timide di quanto non lo fossero mai state prima le accarezzavano distrattamente la schiena. Dopo settimane, o forse mesi, per una volta ancora i nostri corpi si univano tra loro, ma solamente loro lo facevano; la mia testa viaggiava lontana anni luce, osservava il suo viso senza scorgere niente di quello che voleva lasciare trasparire, come se lo stesse guardando attraverso un vetro, attraverso uno specchio; in realtà ciò che vedevo era solo la trasposizione di me stesso riflessa sul suo viso. Ero distratto, assente, non meno di quanto lo fosse lei e il nostro rapporto, dopo mesi di attesa, era giunto definitivamente ad una conclusione.
La sera era passata come sempre tra parole e discussioni, inutili come poche altre volte e forse poco sincere, ma come sempre infinite e senza tregua, come una serie di mosse studiate a tavolino, una partita a scacchi dove il primo che cede è l’unico a perdere. Sapevamo entrambi quello che volevamo e nessuno dei due aveva il coraggio di ammetterlo prima di tutto a se stesso, le nostre strade, per quanto ostinatamente vicine erano ormai ben distanti e divise, da qualcosa che tempo addietro aveva stracciato e messo in crisi un rapporto già di per sé labile e cagionevole.
Senza nemmeno rendercene conto, ci stavamo semplicemente dicendo addio, nemmeno arrivederci, perché era evidente come ormai fossimo già entrambi proiettati verso un altro universo, che a posteriori non vi nego essere assai più complicato di quanto previsto.
Io non voglio essere disfattista o tragico ma, facciamocene una ragione, l’amore non esiste! Quante volte mi sono trovato a leggere con la fronte corrugata frasi di scienziati o medici insistenti riguardo alla necessità di sottolineare che l’amore non è altro che la derivazione di stimoli ed impulsi chimici che il nostro corpo invia al cervello, beh, in fondo, non credo che abbiano così torto. Questo è quello che la vita mi sta insegnando adesso. Siamo solo un ammasso informe di cellule che stimolate nel modo opportuno ci fanno assaporare il piacere di una bistecca o il fastidio della luce del sole negli occhi.
Mi sentivo povero ma come non mai, leggero, come se mi fossi tolto un peso di dosso avevo ricominciato ad alzarmi la mattina senza l’angoscia e il fastidio di dover rendere conto di quanto facessi nell’arco della giornata a seguire. Non ero felice ma ero leggero.

venerdì 7 settembre 2012

Undici Minuti - P.Coelho

Il grande scopo dell'essere umano e' comprendere l'amore totale. 

L'amore non sta nell'altro, ma dentro noi stessi. 

Siamo noi che lo risvegliamo. Ma perchè ciò accada abbiamo bisogno dell'altro.

L'universo ha senso soltanto quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni.

venerdì 8 giugno 2012

Segui quelle

"Esistono molte cose nella vita che catturano lo sguardo...
Ma solo poche catturano il tuo cuore. Segui quelle."  W.Churchill

martedì 8 maggio 2012

martedì 24 aprile 2012

Sei

Tu sei il fuoco che brucia dentro di me. Sei la fiamma che mi alimenta e che mi corrode. Sei il caldo che si sprigiona nel mio sangue. Sei il freddo che mi gela le mani. Sei l'energia che mi scorre dentro il corpo. Sei la morte che percepisco in fondo al cuore. Sei la vita che è nascosta in ogni mio pensiero.

giovedì 19 aprile 2012

La nostra unica fede

"Gli obiettivi quotidiani sono i creatori migliori del nostro carattere. E’ a questo punto che entrano in gioco la dedizione, la disciplina e la determinazione. Il fascino del grande obiettivo, o sogno a lungo termine, inizia a concretizzarsi costruendo le fondamenta che permetteranno al tuo sogno di divenire il tuo destino."

Guardare avanti con ottimismo non è sempre cosa facile, soprattutto quando le difficoltà la fanno da padrone. Osserviamo ciò che ci circonda alla ricerca di qualche opportunità che ci permetta di uscire dal grigiore e risollevare le nostre sorti ma...non siamo mai capaci di guardare a noi stessi...noi stessi come la più grande opportunità che ci possa capitare. Siamo noi gli artefici delle opportunità che ci capiteranno, siamo noi la più grande risorsa che abbiamo a disposizione, siamo noi in grado di risollevare le nostre sorti, noi, solamente noi.
Non importa quello che facciamo, come siamo, cosa viviamo, importa cosa vogliamo e quanto lo vogliamo, importa come affrontiamo la nostra vita, con quale spirito, con quale forza.
Noi siamo la nostra unica fede.
  
“La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta: forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi”

giovedì 8 marzo 2012

I tuoi sogni

E poi arriva il momento in cui tutti i tuoi sogni si sgretolano e con loro tutte le tue certezze. Abbassi lo sguardo, tiri un respiro profondo e capisci che devi cominciare a costruirti un'altra volta. Non ne hai voglia, pensi di non essere più in grado ma nel profondo sai che la speranza è la tua piccola prima nuova certezza...quella di riuscirci.

mercoledì 7 marzo 2012

Schiavi

Forse dovrei semplicemente smettere di credere alle persone. Bisogna fidarsi, bisogna imparare a fidarsi, delle persone che abbiamo vicino, delle persone che ci teniamo strette e vicine. Una volta che ti fidi, sei disposto a dare tutto ciò che hai, certo che, chi hai vicino, capisca cosa ti spinge a farlo. Forse mi sbaglio.
Ascolto e comprendo le difficoltà che spingono a fare determinate scelte ma, non riesco a comprendere fino in fondo cosa ti spinge a rinunciare a te stesso, cosa ti spinge a continuare su una strada che non senti tua, su un percorso che non ti senti più di camminare. Cosa ti fa insistentemente proseguire pur sapendo che non è ciò che desideri? La paura? La paura di cosa? Forse la paura di perderti. Forse la paura di ricominciare tutto da capo. Forse. Forse più semplicemente la paura di perdere delle abitudini maturate, della abitudini alle quali non sei in grado di rinunciare, forse è solo che non hai motivo, non hai voglia di cambiare, te stesso e quelle abitudini, perchè per quanto lontane da ciò che sei e da ciò che vuoi, sono parte di te e della tua quotidianità.
Siamo schiavi di noi stessi.

lunedì 16 gennaio 2012

Qualcosa di mio

Ci sono momenti nella mia vita in cui tutto sembra andare per il meglio, lotto con tutte le mie forze per dirigere al meglio il mio destino verso ciò che penso possa regalarmi del bene, ci sono momenti in cui però mi rendo conto di quanto alle volte sia inutile lottare.
Forse l'aver combattuto a testa bassa nella speranza di raggiungere ciò che desideravo e desidero con tutto il cuore, non ha fatto altro che distogliermi dalla realtà, dalla vita, da me stesso. Vale veramente la pena lottare per qualcosa in cui credo veramente? Spontaneamente risponderei di si ma, la mia vita mi ha insegnato che molto spesso le cose stanno diversamente. Normalmente scappare non serve a nulla ma alle volte forse può essere l'unica soluzione. Scappare, volgere lo sguardo, osservare altrove, verso qualcosa di nuovo, verso qualcosa di diverso, anche se ascoltando me stesso sarebbe istintivamente l'ultima cosa che mi sentirei di fare. Soltanto, alle volte, forse dovrei dare un po' più ascolto alla mia ragione, smetterla di sognare qualcosa che probabilmente mai avrò perchè sognare non fa altro che far nascere delle aspettative, che non tarderanno ad essere smentite. Io non sono come il mondo, il mondo non è come sono io. Sono confuso.
Ho preso una porta in faccia, ho sofferto e mi sono rialzato, ci ho riprovato e ho preso un'altra porta in faccia, ho sofferto doppiamente e mi sono rialzato di nuovo, mi sono adeguato, ho sofferto e ho fatto soffrire, ho perso me stesso, sono diventato ciò che non ero, ciò che non sono, pensavo fosse giusto, me ne sono pentito, ho camminato su una strada nuova, piena di ostacoli ma terribilmente bella, ho pensato e sperato di aver ritrovato qualcosa di me in fondo a tanta polvere ma forse mi sono sbagliato.
Perdere qualcosa di mio è difficile ma perdere qualcosa che ancora non lo è, lo è molto di più.

lunedì 2 gennaio 2012

Anno nuovo

Quali i propositi per l'anno nuovo? Forse nessuno
Unica nota quella di non voler ripetere un anno come quello appena passato, non avrei la forza per affrontarlo di nuovo.